MUNARI Bruno

Bruno MUNARI
Pesci, 1992
Pennarelli su carta, 30×21 cm

 

“Sul maestro Bruno Munari si è scritto tanto, ma il suo immenso lavoro lascia sempre spazio a nuove letture. Nella storia dell’arte internazionale del ‘900 è un caso unico per il rigore metodologico utilizzato nell’affrontare il progetto come soluzione di un problema. Artista innovativo con una grande capacità risolutiva e trasversale nella lettura del problema proposto.
La sua ricerca è stata supportata da un’esperienza e da una cultura immensa: esordì nel 1927 esponendo con i Futuristi; nel 1933 realizzò la prima delle sue famose macchine inutili, sculture semoventi costituite da figure geometriche primarie. Fu tra i fondatori del MAC (Movimento Arte Concreta) nel cui ambito recuperò le istanze tecnico-ludiche del secondo Futurismo. È stato tra i precursori dell’arte cinetica, programmata e optical. Ha condotto una rigorosa ricerca sulle infinite possibilità della percezione. Negli anni Settanta i suoi interessi si concentrarono sul mondo dell’infanzia: creò la prima struttura abitabile e trasformabile “L’abitacolo” e nel 1977 il primo laboratorio per l’infanzia alla Pinacoteca di Brera, che si tradusse nella creazione di opere essenziali, incisive e originali. Fu artista e designer, pedagogista e didatta, versatile nell’uso delle tecniche artistiche. Progettare significava, per Munari, mettere insieme pensiero e azione, teoria e prassi, tattiche e strategie, metodo ed inventiva con una visione sempre nuova e diversa.
Munari trasforma il punto di vista delle cose per guardare immagini, oggetti e quant’altro. Il suo lavoro si affida ad una teoria delle arti pratiche. Il suo “non-metodo” è applicato ai contesti più svariati. È ormai storia lo stupore che ebbe Umberto Eco nel visionare lo spostamento minimo che Munari applicò sotto i suoi occhi al quadrato rosso che caratterizzava le copertine della Collana del “Nuovo Politecnico” di Einaudi.
Nei disegni e nei bozzetti preparatori c’è la chiave di volta delle sue opere secondo una visione unitaria, dove non esiste distinzione fra testo e immagine, in quanto il testo è un elemento visuale e l’immagine elemento simbolico, come si evince anche dall’opera grafica senza titolo, che il maestro volle donare, nel lontano 1992, alla Fondazione Rocco Spani ONLUS in occasione del Natale. Un’amicizia che ci unisce non per il dono graditissimo ma per i tanti incontri avuti con il maestro della creatività, e fra i tanti voglio ricordare un’intervista pubblicata sul nostro Bimestrale di Informazione Culturale e Sociale “L’Isola della Fantasia”, n.2, novembre/dicembre 1989.
Tra le diverse domande rivolte al maestro Munari ne ricordiamo alcune specifiche sul mondo dell’Infanzia.

“I bambini sono lì presenti e aspettano che succeda qualcosa”. Ricordando questa sua frase e alla luce degli sviluppi che l’animazione ha certamente subito in questi anni, potrebbe illustrare il concetto di “creatività infantile”?
I bambini sono tutti diversi, ma quasi tutti sono curiosi. La curiosità muove i bambini in tutte le direzioni del sapere. Quando un bambino vede qualcuno che sta facendo qualcosa, va a vedere cosa fa e poi vuol provare lui. Questi sono i canali attraverso i quali possiamo far conoscere tutto quello che noi pensiamo che sia utile che i bambini conoscano per una crescita ottimale, senza stereotipi. La creatività in genere, e quindi anche infantile, nasce, si forma e si sviluppa nella memoria personale dove ognuno ha accumulato una quantità di dati. Il problema per noi operatori è dunque quello di memorizzare più dati possibili, quei dati che poi, combinati tra loro daranno possibilità creative. Questa operazione si svolge in tre tempi: il primo è quello di far constatare, attraverso un gioco studiato apposta, che esiste qualcosa che prima non si conosceva (per esempio una tecnica di comunicazione visiva che si chiama divisionismo). Il bambino giocando con i pennarelli, facendo tanti puntini giallo limone e blu turchese, vicini l’uno all’altro, a contatto, SCOPRE lui stesso che questo assieme di colori, visto da lontano diventa verde. È un gioco ottico che comunica un caso di percezione visiva. La seconda fase è quella di continuare il gioco con altri colori (senza ancora fare delle composizioni artistiche) per conoscere quanti effetti ci sono in questo gioco. La terza fase è quella di applicare quello che si è conosciuto per comunicare qualcosa agli altri, cioè fare delle composizioni, figurative o no, comunque libere e mai suggerite dagli adulti.

Qual è il ruolo dell’animatore, oggi, in una società in cui vi è una grande confusione di valori?
L’animatore o l’operatore deve intervenire solo per aiutare il bambino a fare, a capire, conoscere qualcosa. Interviene con azioni più che con parole. Le spiegazioni verbali dovrebbero seguire, e non precedere, la constatazione e la conoscenza. Prima si fa per capire, poi si spiega che cosa si può fare liberamente (ognuno come vuole) qualcosa.

Munari, un ricordo indelebile per educatori, operatori e artisti della Fondazione e che nel 2015 si amplifica a tutta la comunità ionica con l’esposizione permanente di quell’opera donata alla Fondazione nel lontano 1992.
Bruno Munari, un genio tutto da riscoprire, una storia dell’arte ancora carente nell’evidenziare compiutamente e ampiamente l’opera di questo grande maestro”.
Giovanna Tagliaferro
Direttore Fondazione Rocco Spani ONLUS

#F01: Bruno Munari, Pesci

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