DE FILIPPI Fernando

Fernando DE FILIPPI
Fuoco, Progetto per un’installazione nell’aia di un complesso di trulli a Martina Franca, Taranto
Stampa digitale su carta, 35×50 cm
Opera non realizzata

 

La prerogativa principale del fuoco consiste nella sua
capacità di trasformare il
ponderabile in imponderabile,
il materiale in immateriale
Fernando de Filippi

 

“L’incendio, la comparsa del Fuoco, l’azione caotica di energie senza forma da un lato. Il contenimento, il limite, l’organizzazione modulare, il cerchio e il triangolo, la totalità, il 10, dall’altro.
Se è vero che, afferma De Filippi, “la simmetria riveste un ruolo fondamentale nel processo di rappresentazione che gli elementi assumono” e che “la funzione geometrica prevale sulle rispettive peculiarità”, è anche vero che il sistema stesso contiene gli elementi del suo mutamento, della propria intrinseca instabilità. Una visione che, seppur sostenibile da un punto di vista ideologico, interessa l’artista soprattutto visivamente.

L’indomabilità del fuoco e il suo intrinseco potere distruttivo è assunto da De Filippi anche in relazione alla profonda spiritualità che questo elemento comporta. Un processo che da Prometeo a Kant a Nietzsche assolve la materialità della coscienza occidentale proprio attraverso quel percorso storico dello Spirito con cui l’arte divampa e rigenera il tempo.

Vi è un ulteriore sguardo che l’artista concede alla nostra attenzione. Si tratta di quella prospettiva che Simmel chiamava “rovinismo” e che in questo contesto ci pare opportuno assecondare in merito al lavoro post-strutturalista di De Filippi. Con il fuoco l’artista opera in direzione complementare rispetto a quanto avviene con la produzione scenografica e architettonica precedente. Il fuoco diviene pertanto simbolo dell’abbattimento del Tempio, della Storia, dell’Ordine. Laddove l’architettura è spinta verso l’alto della Volontà dello Spirito, la Rovina – in Simmel – è la spinta contraria della Natura verso il basso, verso la precipitazione. È un’equazione inversa a tutto vantaggio della natura. È un progetto inverso, ancora una volta marxista, ancora una volta rivoluzionario. Ed è soprattutto un progetto poetico, molto affine agli “alberi alchemici” con cui l’artista lavora da circa vent’anni: quegli alberi che Crispolti non esitava a tradurre come genealogici, memoriali. Eppure ancora una volta l’artista accoglie nel proprio lavoro l’essenziale incompletezza del suo stesso demiurgo, la caoticità di fondo con cui ogni forma è sempre formazione, ogni architettura contiene la sua rovina, la sua metamorfosi, la sua instabile abitabilità”.
Roberto Lacarbonara

#F11: Fernando De Filippi, Fuoco

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